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Che noia «medical investigation» da il Giornale.it Finalmente una serie americana di cui si può tranquillamente sconsigliare la visione, per la quale ci si può permettere di spendere qualcuno di quei giudizi usati a proposito delle nostre fiction : assenza di originalità, tendenza all' omologazione, sfruttamento di temi di moda . Medical Investigation (domenica su Raidue, ore 21) rientra in questa casistica, e se ne può fare a meno non solo perché, trattando di una équipe di ricercatori medici impegnati nel pronto intervento e nello studio di pericolose epidemie ....
KEIRA E BARICCO Keira Knightley reciterà nell'
adattamento del best
seller di Alessandro Baricco Seta. Lo
ha confermato il suo agente al sito KeiraWeb.com . L' attrice inglese interpreterà
Hélene, moglie del protagonista Hervé Joncour . Regia affidata a Francois
Girard, inizio riprese a primavera 2006
. Per la parte maschile si fa il
nome di Michael Pitt (Last Days)
. Bionda, bella ma anche brava . "E' Charlize la nuova Bond girl" da Repubblica.it Alta, bionda, bella, e - particolare che non guasta - anche brava . Tanto da aver vinto già un Oscar . La prossima bond girl, il sex symbol femminile che affiancherà il neo - 007 Daniel Craig, potrebbe essere Charlize Theron : a rivelarlo è il tabloid Daily Mirror, citando le solite fonti "bene informate" . Dunque sarà forse lei - la star sudafricana esplosa a Hollywood - la partner di Craig, nell' imminente Casino Royale : le riprese della pellicola inizieranno il prossimo gennaio, ma tra gli addetti ai lavori c' è già grande attesa . "King Kong", il gorilla innamorato si trasferisce a Jurassic Park da Repubblica.it
L' America violenta di David Cronenberg da Kataweb.it
Golden Globe : Sette nomination a 'Brokeback Mountain' da Kataweb.it
Oliver Stone firma il primo film Usa sull' 11 Settembre da Corriere.it
BURTON E CARREY INSIEME Jim Carrey lavorerà con Tim Burton nel film Paramount Believe It or Not! . Incentrato sulle vicende del mitico viaggiatore ed esploratore Robert Ripley, creatore della rubrica Ripley' s Believe It or Not, sarà pronto nel 2007 . Secondo Variety sarebbe Jim Caviezel il cattivo del nuovo film di Ridley Scott Deja Vu . Il Gesù di The Passion interpreterà un terrorista che fa saltare un battello . Protagonista Denzel Washington nei panni di un agente dell' FBI capace di viaggiare nel tempo . Robin Williams conquista Roma, tra insulti a Bush e il rap del Papa da Repubblica.it C' è una sola star del cinema capace di trasformare un evento istituzionale come la conferenza stampa di un film in uno show a tutto campo . Improvvisando, tra le altre cose, un rap "vaticano" eseguito da un fantomatico Papa Diddy (pensate che bello se invece di un panzer tedesco avessero eletto un Pontefice afroamericano), che strappa applausi a scena aperta . Ebbene, il divo in questione è Robin Williams, giunto in Italia per presentare la black comedy The Big White, da venerdì 25.11.2005 nelle nostre sale . Woody Allen : «Il mondo è davvero un incubo» da Corriere.it «La vecchiaia non regala saggezza ma sordità . Sono un pessimista però il sesso è divertente» . Il prossimo 1° dicembre sarà un giorno molto particolare, «sinistro, bieco e torvo» dice Allen Stewart Konigsberg, in arte Woody Allen . Il regista americano, newyorkese, anzi manhattanese, è del 1935 e compie 70 anni . Come tutti gli artisti, mantiene un suo lato meravigliosamente infantile, ma lavora senza soste : un film l' anno, da prescrizione medica, per evitare depressioni da vita reale .
Woody e le donne, una bufera . "Eppure rifarei gli stessi errori" da Repubblica.it Allen, 70 anni il primo dicembre, si confessa a Vanity Fair : "Quando Mia trovò le foto di Soon Yi nuda, fu un colpo di fortuna" . Il prossimo film del regista, "Match Point", esce negli USA a Natale poi in turné con il suo gruppo jazz, forse una tappa anche in Italia . "L' ultima volta che sono entrato in una donna è stato quando ho visitato la Statua della Libertà" . Di battute sul suo rapporto con l' altro sesso ha costellato i suoi film . Ma nella vita Woody Allen ha avuto poco da ridere .... da Espressonline.it Un terrorista vuole liberare l' Inghilterra dal regime nazista che l' opprime . In anteprima 'V per Vendetta' il film più controverso del momento . Prima ci sono stati i capelli rasati 'per esigenze di scena' che Natalie Portman ha sfoggiato all' ultimo Festival di Cannes . Poi le polemiche durante le riprese di un film incentrato sul terrorismo, e girato in una Londra che bombe e attentatori in questi ultimi mesi li ha conosciuti troppo da vicino . È così che 'V per Vendetta', scritto e prodotto dai fratelli Wachowski, leggendari autori di 'Matrix', anche se firmato da James McTeigue, loro assistente regista, a mesi dall' uscita prevista per il 17 marzo è già uno dei film più attesi . Cinema, parte la sfida natalizia tra pinguini veri e polli digitali da Repubblica.it E' battaglia per conquistare i piccoli spettatori : in pole position il documentario ambientato in Antartide e il cartoon Disney . I pennuti che marciano nei ghiacci, raccontati da Fiorello contro il pulcino che salva il mondo (malgrado la psicosi aviaria) . Non fatevi ingannare dal calendario, visto che siamo appena a metà novembre . E nemmeno dal fatto che in molte città non ci sono ancora addobbi e luminarie . Perché, sul grande schermo, la sfida natalizia sta già per cominciare . «Divento sexy, ma solo al cinema» da Corriere.it
Londra, 1937 . Rimasta vedova, la ricca signora Henderson decide di comprarsi il Windmill Theatre, nel quartiere di Soho, e di metter su un varietà . A dirigerlo chiama l' impresario ebreo Vivian Van Damm, e quando i conti vanno in rosso ecco l' idea geniale : ragazze nude ma immobili, come nei quadri, per aggirare la censura e non offendere troppo i benpensanti . Anche durante la guerra, che scoppierà di lì a un paio d' anni, il Windmill continuerà a svolgere la sua doppia funzione sociale : da una parte passatempo per i soldati in partenza per il fronte ; dall' altra rifugio sicuro per cantanti e ballerine durante i bombardamenti tedeschi, in quanto posto sotto il livello del suolo . Ispirato ad una storia vera, Lady Henderson presenta è un film gradevolissimo : la confezione è ottima e gli attori, specie la coppia Dench-Hoskins, fanno la differenza . Le risse verbali tra i due protagonisti sono la cosa migliore, mentre sulla bellezza della bionda Kelly Reilly non si discute . Belli i costumi e i numeri musicali, così come la ricostruzione del West End londinese anni '30 . Da regista consumato Frears gira con mano sicura una storia che forse lo appassiona fino a un certo punto : di qui una lieve impressione di freddezza che nulla toglie però ad un film riuscitissimo . Tre le candidature ai Golden Globe . Bob Hoskins per convincere le ragazze a spogliarsi si leva i vestiti .
Padre di una tranquilla famiglia americana in un tranquillissimo paesino
dell 'Indiana, Tom Stall diventa un eroe quando uccide due rapinatori nel suo
ristorante . Non avrà più pace : riconosciuto in televisione da un losco
malvivente senza un occhio, che ha un conto in sospeso da regolare, sarà
costretto a difendere la famiglia e ad affrontare il proprio passato . Tratto
dalla graphic novel di John Wagner e Vince Locke, A History of Violence
è sì una riflessione sulla violenza travestita da film su commissione, ma è
anche, e soprattutto, un thriller veloce che funziona benissimo, con una coppia
d' attori brava e affiatata (perfetta Maria Bello, avvocato e madre premurosa e
insieme moglie smaliziata) . Regista della mutazione, Cronenberg abbandona solo
apparentemente le proprie ossessioni : la violenza è ovunque, scorre sottopelle,
pronta a deflagrare e a trasformare le persone, persino tra le mura domestiche
.
E' la scena della scopata sulle scale, quella che senza spiegare niente "dice"
molte cose . Così come fanno il piano sequenza d' apertura, da incubo, e lo
stupendo silenzioso finale . Quando si parla troppo invece qualcosa non quadra;
succede nella parentesi a Philadelphia, probabilmente la parte più debole di un
film che per il resto non sbaglia un colpo . REVIEW - ASSAULT ON PRECINCT 13
Finirà presto dimenticato, soffocato dalle uscite di Natale e dai blockbuster studiati a tavolino, ed è un vero peccato . Perché Assault on Precinct 13 è un action movie come non se ne vedevano da tempo . Remake d' accordo - peraltro di un film, Distretto 13: le brigate della morte (1976) di John Carpenter, che già "rifaceva" l' assedio alla prigione del classico Un dollaro d' onore - ma remake legittimo, per nulla superfluo . La storia è nota : un distretto di polizia in smobilitazione viene preso d' assalto da un commando di uomini armati; per sopravvivere gli agenti sono costretti a farsi aiutare dai detenuti . Poche ma significative le varianti introdotte dallo sceneggiatore James DeMonaco, che dà un tragico passato al protagonista, sposta l' azione da Los Angeles a una Detroit in piena tempesta di neve (è la notte di Capodanno) e alla minaccia irrazionale e senza volto di Carpenter sostituisce quella interna alle stesse forze di polizia, corrotte e prive di scrupoli . Paure da vincere, tensioni e contrasti tra guardie e ladri sotto assedio, con sparatorie e qualche battuta ben piazzata : la regia del francese Jean-François Richet si appoggia alla storia senza eccedere in inutili virtuosismi, sfruttando tutte le possibilità offerte dall' ambientazione claustrofobica e da un cast ben assortito . Su tutti Drea de Matteo, disinibita segretaria con la predilezione per i ragazzacci; ma ci sono anche Ethan Hawke, Gabriel Byrne e Maria Bello . Finale splendidamente hawksiano . Cosa chiedere di più ? REVIEW - MR. & MRS. SMITH
Ne Il signore e la signora Smith, vecchia commedia di Alfred Hitchcock del 1941, Carole Lombard e Robert Montgomery, scoperta l' invalidità del loro matrimonio, dovevano decidere se risposarsi o meno . Tra litigi, ripicche e gelosie, i due finivano per riunirsi in un classicissimo amplesso fuori scena . Sessant' anni dopo esistono i consulenti matrimoniali, la frequenza dei rapporti sessuali viene valutata con voti da 1 a 10, ma la sostanza non cambia: c'è sempre un rapporto da rimettere in piedi . Solo che le cose si fanno un pò più complicate, a cominciare dal lavoro . Già, perché entrambi gli Smith - conosciutisi a Bogotà in una sequenza che sembra lo spot di un liquore famoso - di professione fanno i killer a pagamento (le donne nel frattempo si sono emancipate); ovviamente nessuno sa niente dell' altro, finché non verrà loro ordinato di uccidersi a vicenda . Guerra dei Roses in versione ipertecnologica e spionistica, Mr. & Mrs. Smith passerà alla storia come il film che ha fatto innamorare Brad Pitt e Angelina Jolie - che poi è il motivo principale per cui la gente è andata, o andrà, a vederlo . Difficile immaginare una coppia più bella e sexy di questa : indimenticabile lei che uccide in tenuta sadomaso, con tanto di stivaloni, calze a rete e frustino . Fine . Troppa bellezza rischia di stancare, e stancano sicuramente le sparatorie e gli inseguimenti troppo lunghi per quanto tecnicamente impeccabili (Liman è il regista di The Bourne Identity) . Decisamente meglio allora - a patto di non aspettarsi troppo - la silenziosa guerra combattuta a tavola o a letto prima di dormire, dove per colpire non serve l' artiglieria pesante, basta una battuta . REVIEW - NICKNAME : ENIGMISTA
Con Harry Potter sulla piazza, vita dura per le altre pellicole, anche solo per trovare un' uscita decente nelle sale . Un male se a farne le spese sono Abel Ferrara o Tsai Ming Liang, esiliati ormai nei cinema d' essai. Un bene - forse - quando il maghetto riesce a stoppare, ancor prima di scendere in campo, oggetti non ben identificati come questo Nickname : Enigmista di Jeff Wadlow, a tratti impresentabile . In un' esclusiva scuola privata (è un liceo eppure sembra il college), un gruppo di ricchi studenti si diverte a giocare alla Talpa (loro lo chiamano "il manipolatore" : manipola i tuoi amici per eliminare i nemici); il gioco prende loro la mano e, poichè nei paraggi è stata uccisa una donna, decidono di diffondere via web la notizia che il killer è pronto a colpire ancora . Detta così sembra la solita storia ma vi assicuriamo che è molto peggio, perché oltre al cast multietnico di belli e antipatici, lo snodo della vicenda diventa talmente contorto da risultare persino ridicolo; non spaventa e non tiene mai sulla corda, e per un thriller con ambizioni horror francamente è un pò pochino . Complimenti alla polizia locale : prima trattiene un sospetto in camera di sicurezza, poi lo fa girare per il distretto senza manette come se niente fosse, trionfo del garantismo . Si consolino le trentenni : nella parte del professore di giornalismo c' è la rockstar Jon Bon Jovi; come attore vale poco, ma nel contesto non sfigura . REVIEW - ELIZABETHTOWN
Conoscere bene la musica come la conosce Cameron Crowe (chi ha visto l' autobiografico Almost Famous sa la storia, gli altri si accontentino di sapere che, adolescente, già collaborava alla rivista Rolling Stone) può essere un pregio e allo stesso tempo anche un limite : si trovano sempre canzoni adatte e mai banali, ma spesso il rischio è quello di esagerare, mettendone troppe per non sacrificarne alcuna. Succede in Elizabethtown, ricognizione nel profondo Sud di un Orlando Bloom perennemente spaesato che, dopo aver fatto quasi fallire l' azienda di scarpe per cui lavora, deve recarsi alle esequie del padre, ad Elizabethtown nel Kentucky . Presentato all' ultima Mostra del cinema di Venezia, il film arriva nelle sale sforbiciato di una ventina di minuti . Prima parte nettamente migliore della seconda : il Sud dipinto da Crowe è pieno di stereotipi ma funziona; l' hostess Kirsten Dunst, fragile e vivace a un tempo, ruba la scena a tutti mentre esce dall' hotel con lo stesso vestito della sera prima . E' lei la cosa davvero imperdibile di questo Elizabethtown . Poi il film si incarta, e proprio al momento di tirare le somme: noiosa la Sarandon che recita "la mia vita senza Mitch" all' orazione funebre e malriuscito il viaggio finale a suon di musica . Nobili le intenzioni, certo : elaborazione del lutto, recupero dei valori di un' America profonda e scoperta delle proprie radici, dell' amore e quindi della vita . Il tutto però con uno stile da guida turistica (con tanto di brani allegati e voce fuoricampo a spiegar tutto) che francamente lascia perplessi .
Una casalinga di Brentwood e il marito procuratore
. Un iraniano proprietario di
un 24hours shop . Due detective della polizia, amanti occasionali . Il regista
nero di un canale televisivo e la moglie . Un fabbro latino americano . Due ladri
di automobili . Una recluta della polizia . Una coppia coreana di mezza età
....
Vivono tutti a Los Angeles . E nelle prossime 36 ore per loro sarà inevitabile
scontrarsi .... Girato in soli trentacinque giorni nel 2004, Crash
- Contatto fisico segna l' esordio alla regia del
produttore / sceneggiatore Paul Haggis, già candidato all' Oscar per lo script di
Million Dollar Baby
. Il soggetto nasce dalla propria esperienza
personale - Haggis fu derubato dell' auto da due uomini armati davanti a una
videoteca di Los Angeles - ma deve molto anche al clima post 11 settembre :
"Perché questo film in effetti non è incentrato sulle problematiche classiste e
razziali - spiega il regista - è un film sulla paura dello straniero" .
Un' istantanea complessa e sfaccettata sull' America di oggi e su una metropoli,
quella losangelina, che in quanto ai rapporti tra diversi gruppi etnici non
somiglia a nessun' altra. Presentato al Festival di Toronto lo scorso anno, negli
Stati Uniti Crash ha messo d'
accordo critica e pubblico, vincendo
recentemente il Grand Prize dell'American Film Festival di Deauville . Nel cast
all star, oltre a Sandra Bullock, anche il redivivo Matt Dillon, Brendan Fraser
e il candidato all' Oscar Don Cheadle (Hotel Rwanda)
. Distribuisce
Filmauro . TOM HORN
Gli ultimi giorni di vita di Tom Horn, figura leggendaria di un West agli sgoccioli . Scout nella lotta contro Geromino, impiegato presso l' Agenzia Pinkerton, rough rider durante la guerra Ispano - americana, chiuderà la carriera come bounty killer al soldo degli allevatori nel Wyoming . Accusato di aver ucciso un ragazzo di 14 anni, finirà impiccato a Cheyenne nel 1903 . Penultimo film con la superstar americana, Tom Horn non è solo il canto del cigno di un genere, il western, a cui il fallimento de "I cancelli del cielo" assesterà il colpo definitivo, ma anche quello dell' uomo - non del mito, ancora intatto - Steve McQueen, morto pochi mesi dopo l' uscita del film, il 7 novembre del 1980 . Crepuscolare e dal realismo esasperato (tendenza inaugurata nel 1968 da "Costretto ad uccidere" di Tom Gries e proseguita per tutti gli anni 70), incassò pochissimo nonostante il nome del protagonista . Difficilmente gestibile e già malato, McQueen fece i capricci, silurando a riprese iniziate l' anomalo regista William Guercio, ex manager della band Chicago e autore di un solo film, il poliziesco "Electra Glide" (1973) . La direzione venne affidata a William Wiard, che si era fatto un nome in tv dirigendo serie come "Mash" e "Agenzia Rockford", malleabile ma affidabile . Ne uscì un film cupo e funereo, discontinuo eppure affascinante, pervaso da uno strano senso di morte che oggi, a 25 anni dalla scomparsa dell' attore, colpisce più di allora (un pò lo stesso effetto de "Il pistolero" con John Wayne) . Nel cast, oltre all' ex stuntman Richard Farnsworth e al caratterista western Slim Pickens, una Linda Evans pre - Dynasty . Memorabile l' incontro iniziale col futuro campione dei massimi Jim Corbett . TUTA BLU
Zeke, Smokey e Jerry, i primi due bianchi, il terzo di origine polacca fanno gli operai in una fabbrica d' auto a Detroit . Sopraffatti dai debiti decidono di rapinare la cassa del sindacato, imbattendosi loro malgrado in una storia di prestiti illegali . Esordio alla regia di Paul Schrader, Tuta blu è un film insolito e amarissimo, che inizia tra le fiamme di una fabbrica-prigione come Il cacciatore (dello stesso anno) per diventare poi una sorta di poliziesco in cui non si salva nessuno . L' officina regala solo debiti e anche il crimine non offre alcun riscatto : in cassa non ci sono contanti e il colpo si trasforma in una mezza farsa (irresistibile la gag sugli orologi) . Ma c' è poco da ridere, perché tutti sono ingranaggi di un sistema che "mette giovani contro vecchi, anziani contro nuovi, negri contro bianchi pur di tenerli alla catena" . Così chi è duro si spezza - e fa una brutta fine - chi è ambizioso si vende, mentre il più debole diventa un delatore nel finale senza speranza . Azzeccata l' ambientazione a Motown, dove il fumo delle ciminiere è l' unico orizzonte possibile e un tabellone luminoso indica quante vetture sono state prodotte dall' inizio dell' anno . Stona un pò la sequenza dell' orgia a base di coca, forse pescata dal vissuto schraderiano . Indimenticabile infine la prova del compianto Richard Pryor, scomparso il 10 dicembre scorso, che nei panni di Zeke si fa prestare i figli dal vicino di casa per dimostrare di non aver dichiarato il falso all' ufficio delle imposte . BRIVIDO NELLA NOTTE
DJ di una radio locale in California (nei pressi di Carmel, cittadina della quale nel 1986 Eastwood diventerà sindaco), Dave rimorchia al bar una fan e ci finisce a letto . Iniziano i guai : la donna è infatti una pazza squilibrata che si insinua nella sua vita fino al tragico epilogo . Fatal Attraction quindici anni prima, Brivido nella notte è il primo film da regista dell' ispettore Callaghan, che qui ribalta i ruoli affidando al maestro Don Siegel la parte di un simpatico barista . Chi vi cercasse segni e tracce dell' Eastwood futuro, rimarrà deluso; ma qualcosa c' è, e riguarda soprattutto il lavoro di scavo sul personaggio maschile . Anche la tensione è buona e ben dosata, come gli scatti d' ira dell' ammiratrice, che già lasciano intendere la sua personalità distorta e potenzialmente pericolosa; spassosi poi i duetti tra il disc-jockey e il poliziotto incaricato del caso . Più goffi certi debiti allo stile del tempo : il dialogo sulla spiaggia con l' ex fidanzata è troppo lungo e scritto male; la scena da "paradiso terrestre" invece, in cui Eastwood e la Mills fanno l' amore nudi sotto una cascata, è brutta e basta . Costato circa 750.000 dollari - il regista rinunciò al proprio compenso pur di dirigere - ne incassò quattro milioni e permise a Eastwood di continuare per quella strada . Una strada che fino ad ora l' ha portato a vincere due Oscar come best director e a diventare uno degli autori più importanti degli ultimi trent' anni . UN UOMO SENZA SCAMPO
Henry Tawes (Gregory Peck) è lo sceriffo tutto d' un pezzo di uno sperduto paesino del Tennessee, con moglie devota e padre anziano perennemente in veranda . Le cose cambiano quando in città arriva la giovane Alma : la ragazza è la bella figliola del rozzo distillatore di whisky clandestino McCain, e sembra andar matta per lo sceriffo . Innamoratosene, Henry si farà fregare, in un finale tragico e ben poco conciliante . Sulle note di alcune delle più belle canzoni di Johnny Cash (I Walk the Line è infatti il titolo originale del film) uno spaccato realistico, amaro e senza speranza, della profonda provincia americana . Frankenheimer rielabora i cliché della tradizione southern con linguaggio semplice ma mai banale (come Lumet, Mulligan e altri della sua generazione, viene dalla televisione), perfetto per raccontare la crisi di un uomo mortificato dalla vita e prigioniero in un paesaggio immobile, pietrificato (si veda la sequenza iniziale) . Grande Peck e bellissima Tuesday Weld, e soprattutto azzeccati i volti di contorno, da Ralph Meeker al "viscido" vice Charles Durning, grasso e infoiato . Tratto dal racconto An Exile di Madison Jones, incassò pochissimo . Resta il film più importante di Frankenheimer e una delle opere più interessanti, e sottovalutate, degli anni '70 . TEMPO DI UCCIDERE
Al grande pubblico probabilmente il nome non dirà nulla, eppure Burt Kennedy è stato prima sceneggiatore dei migliori film di Boetticher e quindi regista in proprio di alcuni buoni western nella seconda metà degli anni '60 . Il più famoso è certamente Il ritorno dei magnifici sette (1966) sequel del celebre film di Sturges, ma il capolavoro rimane Tempo di uccidere (conosciuto anche come Tempo di terrore), tratto dal romanzo di E. L. Doctorow . La storia è quella della cittadina di "Campo morto", distrutta e saccheggiata da uno sconosciuto pazzo e alcolizzato, che arriva, uccide, stupra e incendia senza rendere conto a nessuno . L' indeciso avvocato Henry Fonda non riesce ad opporre resistenza ma sceglie di rimanere per rifondare la città, prendendosi cura di un orfano e di una prostituta con desideri di vendetta . Nessuna cavalcata, nessun tramonto o celebrazione della vita di frontiera, che anzi è dura, difficile, al limite della sopportazione; solo la tenacia di un uomo ben poco eroico che ha deciso a tutti i costi di mettere radici in un posto dove acqua e cimitero bastano per ricominciare . Nonostante la precisione realistica delle poche scenografie (una casa, uno spaccio e il saloon) Tempo di uccidere funziona soprattutto come racconto simbolico, come western da camera; in questo senso, perfettamente funzionale si rivela la scelta di non spostare mai la narrazione dal piccolo e sperduto villaggio, microcosmo di una civiltà agli albori in attesa dello showdown finale . Incipit da incorniciare, per tensione e grammatica cinematografica .
John Ford è senz' ombra di dubbio uno degli autori più importanti di tutti i tempi ; eppure, nella sua filmografia, Mogambo viene spesso liquidato come opera minore . Per alcuni, come il regista Lindsay Anderson, che a Ford ha dedicato uno dei libri di cinema più belli, non è altro che una "stravaganza hollywoodiana", un film "piatto e banale" ; altri invece sono pronti a riconoscerne la complessità, pur nella generale estraneità alle tematiche d'autore . Remake di Red Dust del '32, film di Victor Fleming con Clark Gable, Mogambo ha lo stesso protagonista, cacciatore diviso tra due donne in uno scenario africano alla Hemingway . A contenderselo la sensuale e "selvaggia" Ava Gardner, donna dal passato tormentato finita in Kenya quasi per caso, e la fredda ed elegante Grace Kelly, mogliettina al seguito di un antropologo, repressa ma pronta a perdere la testa . Dialoghi bellissimi, soprattutto nella prima parte, per una storia che non fa una piega . Ben fotografati i paesaggi (anche se una parte del film fu girata in studio a Londra) e cast in gran forma . Ford raccontò a Bogdanovich di averlo fatto anche per vedere una parte dell' Africa in cui non era mai stato . Hollywood d' altri tempi . NARCISO NERO
Un gruppo di suore viene mandato sull' Himalaya a fondare una missione . Ma l' ambiente non sembra adatto ai rigori della vita religiosa : il convento è situato in quello che un tempo era l' harem di un principe indiano, tra sculture e pitture licenziose; come se non bastasse, ci si mette anche un bel funzionario inglese a complicare le cose . E' la fine : il risvegliarsi di pulsioni e ricordi da tempo sopiti porterà al fallimento del progetto e alla morte di una delle converse . Tratto dall' omonimo romanzo di Rumer Godden e diretto da Michael Powell e Emeric Pressburger (i due al tempo facevano tutto in coppia, dalla sceneggiatura alla produzione) Narciso Nero è un dramma a tinte forti sulle tentazioni della carne e insieme - come ebbe a dire Powell - una storia d' amore . Splendido il Technicolor di Jack Cardiff e azzeccata la scelta di girare tutto in studio . Il pieno controllo del set permette infatti a Powell-Pressburger di dare plasticamente forma ai tormenti delle protagoniste : è il caso della campana sul precipizio, ad esempio, che non risponde ad alcun criterio di verosimiglianza ma traduce visivamente un' esistenza in bilico tra fede e passione . Da antologia la sequenza della fuga nella notte di Sister Ruth, con venature horror . da BUONGIORNO.com : iscriviti alle News Letter di » BUONGIORNO.com «
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